Ogni territorio custodisce un patrimonio che non si trova nei libri, nelle mappe o negli archivi. È la memoria delle persone.

In Gallura questa memoria ha avuto per secoli una forma semplice e potentissima: il racconto orale. Le storie passavano da una generazione all’altra attraverso le parole dei nonni, le serate negli stazzi, il lavoro nei campi, le veglie, le feste popolari e la vita quotidiana delle comunità rurali.
Prima della televisione, dei telefoni e di internet, erano proprio gli anziani a custodire la memoria del territorio. Attraverso le loro voci si tramandavano i nomi dei luoghi, le storie delle famiglie, i racconti del Monte, le stagioni del pascolo, le grandi nevicate, gli incendi, le paure della notte, le leggende, il rapporto con gli animali, il significato delle feste, la lingua gallurese.
La memoria orale rappresenta ancora oggi uno degli elementi culturali più preziosi della Sardegna interna e della Gallura.
Molti studiosi di antropologia e cultura popolare hanno evidenziato come le comunità rurali galluresi abbiano conservato a lungo una fortissima tradizione orale, legata non soltanto al racconto delle vicende familiari, ma anche alla trasmissione dell’identità stessa del territorio.
Fotografie, video-interviste, racconti e materiali audiovisivi permettono di raccogliere le voci delle persone che hanno vissuto questi territori in epoche profondamente diverse da quelle attuali. Pastori, agricoltori, anziani del paese, donne custodi delle tradizioni locali e conoscitori della cultura gallurese possono raccontare il loro rapporto con il Monte, con la natura e con la vita negli stazzi.
La memoria dei nonni rappresenta infatti un patrimonio vivo, capace di aiutare le nuove generazioni a comprendere il rapporto profondo tra il territorio, il paesaggio e le persone che lo hanno abitato.
